1. Perché sei così affascinata dalle erbe selvatiche?Patrizia: In qualità di erborista e di esperta di bagno nel bosco, ad affascinarmi nelle erbe selvatiche è quel particolare connubio tra esperienza naturale, conoscenza e profonda sensorialità. Le erbe officinali non sono “piante silenziose”, bensì ci parlano, raccontano storie. Sono maestre di equilibrio, pazienza e autoregolazione, oltre ad avere un riconosciuto potere curativo:
molte erbe selvatiche infatti sono delle piccole “farmacie” a portata di mano. Il loro contenuto di sostanze amare, minerali e sostanze vegetali secondarie le rende incredibilmente preziose per l’alimentazione e la medicina naturale. Nella mia veste di formatrice, sono felice di poter trasmettere questa conoscenza e far riavvicinare le persone alla natura.
Il bagno nel bosco permette di percepire le erbe selvatiche, il bosco e gli alberi non solo a livello cognitivo, ma con tutti i sensi. Si avverte l’odore degli oli essenziali, si tastano le diverse strutture delle foglie, si ascolta il fruscio del vento e si scoprono le sfumature cromatiche più sottili. Questa profondità sensoriale crea una connessione che va oltre la semplice conoscenza, diventando una sorta di meditazione.
E forse è proprio così: le erbe selvatiche infatti riportano noi esseri umani al rapporto con la terra, con il ciclo delle stagioni e con noi stessi. Pur essendo poco appariscenti, sono ricche di meraviglie.
2. Che utilizzo ne fate in cucina?
Patrizia: Nei nostri piatti confluiscono le nostre
conoscenze, i doni della natura e il gusto delle cose genuine. Per noi le erbe selvatiche non sono solo “un ingrediente”, ma la testimonianza vivente delle stagioni e del territorio. Grazie ad esse un piatto semplice si trasforma in qualcosa di speciale, più intenso, più sincero, spesso anche sorprendente. Le nostre erbe regalano sensazioni amare, speziate, resinose o floreali, una varietà di sapori difficile da ritrovare nelle piante coltivate. Ci piace anche mettere in infusione nella grappa il pino cembro, il larice, il pino mugo o la primula, “catturando” così altri doni della natura. Resine, oli essenziali e sostanze floreali migrano nell’alcol e con esse anche i profumi, gli effetti e i ricordi. Sarebbe riduttivo definirla solo una bevanda, direi piuttosto un pezzetto di bosco da gustare nel bicchiere.
3. Qual è il tuo piatto preferito a base di erbe?
Patrizia: il mago della nostra cucina è mio marito Andreas, capace di creare piatti a base di erbe partendo da ingredienti semplici. Utilizzando
ortica, Girardina silvestre e
spinacio selvatico, ad esempio, pr
epara varianti di canederli o gnocchi dal sapore intenso, ricchi di minerali e di variegate sfumature gustative. Per provare e cucinare da voi, vi presento una
ricetta saporita dei canederli alle ortiche.Buon divertimento nel provarla!
4. Quando si è avvicinata al mondo delle erbe aromatiche?
Victoria: Io sono praticamente nata in mezzo alle erbe, per merito in particolare del mio padrino di battesimo. Da bambina mi portava con lui a raccogliere l’arnica oppure mi lasciava mescolare la pomata alla calendula in cucina: nella vita quotidiana del mio zio preferito le erbe erano sempre presenti.
Quando anni dopo ho deciso di intraprendere la professione di fisioterapista, per me è stato “naturale” avvicinarmi alla medicina naturale. E devo dire per fortuna!
Quando poi mi sono trasferita in Val d’Ultimo e ho conosciuto Waltraud Schwienbacher del Kräuterreich Wegleit, non ho più avuto dubbi: decisi di frequentare la sua scuola invernale e seguire i
corsi di erboristeria alpina.5. Quali sono le tue erbe preferite?
Victoria: La mia preferenza va sicuramente alle erbe per le donne. Alchemilla o trifoglio rosso, ad esempio, sono sempre presenti nella mia miscela di tisane. Ma anche l’achillea e l’olmaria sono tra le mie predilette, così come il timo serpillo, la piantaggine, l’ortica...
6. C’è bisogno di una determinata “attrezzatura” per raccogliere le erbe?Victoria: Quando vado a raccogliere erbe officinali mi serve solo un po’ di tempo, un cesto, delle forbici e la fedele compagnia del mio pastore tedesco Vasco. Quando il cesto è pieno, torno a casa piena di buonumore e di energia e mi metto subito a lavorarle nel mio “regno delle erbe”. Lì le erbe vengono essiccate, messe in infusione o semplicemente selezionate, prima di essere portate in albergo per essere utilizzate in cucina.